Giochi meccanici

Giochi meccanici

I giochi meccanici sono dei piccoli automi che si lasciavano in mano ai bambini perché si divertissero, mentre ciò non avveniva per i loro fratelli maggiori, automi meccanici giocattolo di lusso. Questi giocattoli meccanici valevano solo pochi soldi ed ebbero come già accennato un unico padre nel francese Fernand Martin.
Egli infatti inventò un meccanismo semplice, adattabile a tutti questi piccoli automi.

I giochi meccanici Martin

Fece fortuna con un solo giocattolo, “Il piccolo fattorino”, che gli consentì di guadagnare nel 1880 più di un milione di franchi oro, e, nel 1884, di aprire uno stabilimento a Parigi (Boulevard de Ménilmontant 88).
Depositò il brevetto del suo primo giocattolo, il pesce meccanico, nel 1878: funzionava mediante un elastico ritorto e un regolatore di sua fabbricazione.

Fu l’industriale moderno, modello della sua epoca, immediatamente imitato dai grandi fabbricanti tedeschi (Bing, Gunthermann e, soprattutto, Ernst Lehmann, che fu il suo diretto concorrente). Molto presto Martin comprese che, per vendere i suoi prodotti, gli occorrevano: un’agenzia di vendita, una rete di distribuzione anche all’estero, un sostegno pubblicitario e il rinnovo regolare dei modelli.

Martin, partecipò ai grandi concorsi, alle Esposizioni universali, e alle Fiere internazionali per presentare i suoi ultimi modelli. Ricevette numerose medaglie, che gli permisero di allargare il suo mercato non solo in tutta l’Europa, ma anche negli Stati Uniti e in Russia.

Il giocattolo Martin diventa popolare non solo perché costa una mezza giornata di lavoro di un operaio, ma perché presenta, per la prima volta, la gente della strada e gli artigiani al lavoro.
Nel 1900 Fernand Martin è alla testa di un vero e proprio stabilimento, dove sono impiegati più di trecento operai e operaie che lavorano a catena (sei fasi di lavorazione, di cui si è già parlato), suddiviso in reparti a forte produttività. In effetti, intorno al 1910, si fabbricano all’incirca 800.000 “pupazzi” all’anno.

Fernand Martin fu un uomo dalle molteplici sfaccettature. Presidente della camera sindacale dei giochi e giocattoli nel 1900, si batté contro l’importazione massiccia di giocattoli tedeschi e i contraffattori.
Dal 1878 al 1912, data in cui vendette lo stabilimento, Martin produsse circa duecento automi. La casa fu ripresa, per un breve periodo di tempo, da G. Fleirscham (1912-1917), quindi da Victor Bonnet dal 1920 sino al 1960, data della chiusura definitiva, dopo un lungo declino.

I giocattoli meccanici Lehmann

I giocattoli meccanici Martin furono molto spesso imitati, in particolare dal grande fabbricante tedesco Lehmann, la cui enorme produzione superava di gran lunga quella di Martin.
La fabbricazione era molto accurata, si usava infatti per la coloritura una particolarissima tecnica di stampa litografica.

Inoltre i giocattoli Lehmann erano robustissimi, in confronto ai giocattoli Martin più fragili, per quanto più originali.
Oggi la casa Lehmann fabbrica giocattoli meccanici animati (tartarughe, pesci, piccoli marinai, ecc.) e Lehmann resta (non tenendo conto delle produzioni del Sud-Est asiatico) uno dei rari fabbricanti di questo tipo di giocattoli in Europa.

Negli anni Cinquanta i giapponesi hanno prodotto una gran quantità di piccoli automi con meccanismo a orologeria, simile ai giocattoli Martin.
Tuttavia innovarono la fabbricazione con nuovi automi giocattolo, chiamati “Battery-Toys”, alimentati a pile, necessarie per far funzionare il piccolo motore elettrico.
Queste ditte produssero inoltre un gran numero di robot e giocattoli spaziali fra il 1955 e il 1970, a testimonianza dei nuovi eventi e delle recenti scoperte.

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